venerdì 27 marzo 2015

LALLAZIONE 2.0: una mamma racconta

DOREMIAO, il libro prima e la app dopo, ha saputo accompagnare il percorso dei primi anni di vita di due fratellini con una mamma particolarmente attenta, sempre al loro fianco.



Paola, questo il nome della mamma in questione, ci racconta di come il suo primogenito sia, ormai da qualche mese, praticamente guarito dal disturbo specifico del linguaggio diagnosticatogli alcuni anni prima. Ora lui ha sette anni e sta bene, ha passato il suo libro alla sorellina e si è armato di app, con cui gioca divertendosi moltissimo e continuando la terapia/allenamento/passatempo in autonomia. 



Paola mi racconta allegra la storia dei sui bimbi e mi dice, parlando della logopedista a cui si è appoggiata: "... io non posso che parlarne bene: capisce i bambini, li segue con la sensibilità giusta e sa comunicare con le famiglie, cosa importantissima, coinvolgendo e dando strumenti adatti. Ci ha proposto di usare Doremiao,  appena stampato e ora il cd, a forza di ascoltarlo, è praticamente andato, ma ora abbiamo anche la app!".
La logopedista di cui parla Paola è Federica Crovetti, autrice, assieme a Laura Chittolina, di Doremiao, di cui si è già detto qui e qui.

Ora Paola ha cominciato a usare DOREMIAO anche con la piccola, la secondogenita. Ha stabilito un piccolo rituale familiare: quando le fa il bagnetto ascoltano le tracce cantate e, poi, sul fasciatio è lei, la mamma, a cantarle alla bambina. Pare che la piccola abbia iniziato la lallazione proprio con queste tracce. "Il disturbo specifico del linguaggio ha una componente genetica" spiega Paola "quindi ho cominciati subito con lei, dopo l'esperienza del primo figlio, a usare DOREMIAO, proprio quando ho visto che la lallazione non arrivava e dopo un po' è comparsa!". Aggiunge: "Non so cosa sia stato, se la lallazione stesse arrivando naturalmente o se davvero DOREMIAO l'abbia facilitata...". Tant'è! diciamo: la lallazione ora c'è, a ritmo di canzoni e tra giochi interattivi che sanno accompagnare lo sviluppo del linguaggio sia di bambini con alcuni problemi sia dì bambini sani come un pesce.





Paola è anche educatrice di nido e si è portata il metodo DOREMIAO al lavoro: "Coi bambini, per spostarci da una stanza all'altra, facciamo il trenino e cantiamo le canzoni di DOREMIAO. Quella dell'ippopotamo è la preferita!". 



Contenti di avere conosciuti Paola, la gioia con cui parla dei risultati dei suoi bambini, del suo lavoro e della sua logopedista bravissima "del servizio pubblico!", come tiene a sottolineare lei, ci ripromettiamo di spedirle presto un cd nuovo e diciamo brave alle nostre logopediste: brava Federica e brava Laura. Presto ci rimetteremo a caccia di altre storie, sempre con la colonna sonora di DOREMIAO in sottofondo!

La app è qui, oppure qui.
Per il libro, invece, basta schiacciare qui.

venerdì 20 marzo 2015

Coi piedi in terra e le mani nei colori: Arianna Papini racconta.

Finalmente siamo alla ristampa di Amica Terra. Arianna, un libro voluto dal corso Fatatrac precedente, da tua madre, Nicoletta Codignola.
Mentre attendiamo le risposte di Sabrina, a mo' di piccola cronaca in parallelo (nel frattempo arrivate e pubblicate qui, NdR), ci racconteresti di quando lei vi presentò i testi e di come andò la decisione di stamparlo e di affidare al tuo lavoro l'illustrazione?

Le poesie di Sabrina arrivarono direttamente sulla scrivania di mia madre. Eravamo interscambiabili in tal senso, alcune cose le leggeva lei per prima, altre io, e quelle molto belle le condividevamo per la programmazione. Mi chiamò subito dicendomi che erano arrivate delle poesie splendide di una poetessa sconosciuta. Era Sabrina. Aveva mandato molte poesie, tante più di quelle che poi sarebbero state inserite in Amica terra. Lei aveva associato ad ogni testo una fotografia... era una traccia meravigliosa, in realtà il libro avrebbe potuto prendere forma così, senza bisogno di un illustratore. Io mi occupavo allora di ricercare nuovi illustratori, la direzione artistica mi appassionava e il ruolo di talent scout rappresentava quello in cui viveva la mia identità in modo più forte. Subito andai a prendere alcune fotocopie nel mio schedario, allora i mezzi tecnologici non erano quelli di oggi, immagini che mi erano subito venute in mente leggendo quelle splendide poesie. Mia madre cominciò con entusiasmo a scegliere una serie di testi, già con lidea di realizzare un libro sulla terra. Quando le dissi che avevo selezionato alcuni illustratori, tra cui due o tre che non avevano ancora mai pubblicato, lei mi rispose vorrei che questo libro lo illustrassi tu. In genere ero un po restìa ad illustrare testi di altri scrittori, scrivevo e illustravo i miei libri da qualche anno... ma subito mi misi a rileggere le poesie di Sabrina e mi accorsi che in qualche modo mi appartenevano già. Non possiamo illustrare un testo poco amato, o forse possiamo ma il risultato in quel caso è diverso e il lavoro più distaccato. Ancora oggi, se mi distraggo, penso quasi di aver scritto io quei testi, tanto li sento vicini.

illustrazione per la CONTA DELLE ONDE


Conoscendoti, si sa, hai un rapporto stretto e particolare con la natura. Cosa ha significato per te illustrare questi testi?

Per me ha significato salire su quelle parole per raggiungere un ambiente amato, intensamente personale. Trovare in Sabrina una compagna di viaggio, perché la terra, come la vita, rappresenta un continuo divenire. Sapere ancora una volta che ciò che pensiamo non lo pensiamo mai in solitudine, esiste una comunità di persone, un idem sentire che ci rende più forti.

Ogni libro è un'esperienza a sé o illustrare accomuna un po' tutti i progetti?

Ogni libro indubbiamente è unesperienza a sé, almeno per me. In Amica terra, parlo della prima edizione, i miei colori scuri che appartenevano a quel periodo della mia vita sono cambiati, divenendo più brillanti e intensi. I libri cambiano il nostro percorso, prima di tutto di lettori e poi di illustratori. Parlo naturalmente di letteratura alta, di frasi dense, profonde. E ogni volta è così.

Come ci si sente da illustratori quando ci si vede 'impaginati' su carta, con un formato preciso, con delle gabbie di testo aggiunte, un aspetto grafico connotato?

È una bellissima avventura secondo me. Ogni Editore, ogni persona che partecipa alla nascita del libro mette lì la sua esperienza, il suo gusto, la sua affettività. Difficilmente mi sento insoddisfatta di un mio libro quando esce. Questa nuova edizione di Amica Terra poi mi ha entusiasmata... il formato alto e stretto, la plastificazione morbida, la bellezza della stampa. Grazie. È stata una bella avventura anche la copertina, da me concepita con sfondo bianco e con il mandrillo al centro, frontale. Tu mi hai mandato la prova di copertina e ho dovuto capire, avevate spostato il muso del mandrillo di lato, messo lo sfondo giallo ma... era splendida così’, nella sua nuova veste! Chi illustra vede le sue immagini da dentro, così come chi dipinge quadri e io faccio luna cosa e laltra. È sempre molto interessante osservare come i nostri quadri vengono allestiti o come le nostre illustrazioni sono lavorate attraverso la grafica, questo ci rende visibile linterpretazione dellaltro.



Chiediamo ancora dei ricordi a te, come a Sabrina, legati alla vita precedente di Amica Terra. Hai qualche aneddoto particolare da ricordare legato alle presentazioni fatte in passato? Cosa ti hanno detto i bambini o cosa li ha colpiti di più o cosa hanno provato disegnare...

Non tanto aneddoti quanto la comunicazione dellemozione che emerge dalla poesia e che rende simili le persone di età diverse. Si tratta di un coro, sì, proprio unesperienza simile. Da bambina cantavo nel coro della chiesa di Santa Croce... ricordo questa condivisione intensa di musica antica, in cui ogni voce metteva ciò che poteva. Nessuno di noi da solo avrebbe potuto ottenere quella magnifica esperienza artistica. Così nel leggere agli altri o nel presentare le immagini il libro diviene corale, esperienza condivisa. E la cosa che sempre mi colpisce leggendo Amica terra è la densità del silenzio di chi ascolta.



Dalla tua esperienza di illustratrice e di editrice, dopo tutti gli anni passati al fianco di Nicoletta Codignola, come ti sembra che sia recepita la poesia dai bambini e dai ragazzi? Quanto trovi necessario rivolgersi 'in versi' ai lettori, piccoli e grandi (e qui, ovviamente, l'ammiccamento è anche all'arteterapeuta)?

I bambini sono poeti. Se li ascoltiamo, se siamo attenti (e per i bambini questo rappresenterebbe un diritto), allora sentiamo che la poesia può giungere loro in modo molto diretto, perché rispondono ad essa naturalmente. Quindi la poesia è un mezzo efficacissimo, in grado di portare temi grandi in modo lieve, musicale. Per quanto mi riguarda, come autrice, generalmente uso i versi quando i temi sono troppo grandi, (penso ad alcuni miei libri come “Terremoto!” Lapis, o Cari estinti” Kalandraka, poiché la metrica e la ricerca della rima mi obbligano ad un autocontenimento che rende meno ampia la possibilità espressiva e quindi meno terrifico il tema stesso. Oppure li utilizzo in certi punti in cui serve cantare per alleggerire e rendere giocoso un momento importante della narrazione (penso qui alle filastrocche inserite ne Lalbero e la bambinaFatatrac. Come lettrice invece vado a cercare poesia nei periodi intensi della mia vita, che sono sempre molti, poiché le parole poche, contenitrici di molto senso, mi fanno sentire a casa.

Ancora, come arteterapeuta, trovi che dare ampio spazio all'illustrazione, nella sua infinita varietà di declinazioni, in generale sia utile per i bambini? O pensi che esista una maniera fuorviante per presentare delle immagini? Che la pluralità di sguardi confonda? Che la soggettività di un artista abbia dei limiti?

Larte quando è veramente arte non limita mai lo sguardo e la ricerca di noi stessi che la osserviamo e che ne usufruiamo. In un libro illustrato esiste anche la libertà di leggere solo il testo, oppure di soffermarsi sulle immagini, farle proprie, trarne linfa vitale per la nostra creatività di lettori/osservatori. La pluralità di sguardi ci rende aperti verso le diversità del mondo, un bambino abituato a una molteplicità di immagini sarà più aperto alla multiculturalità e molto più curioso dellaltro.

Ci parleresti ora delle tecniche che prediligi e del tuo approccio al lavoro artistico manuale? E l'arteterapeuta, facendo uno sforzo nel cercare di riassumere questo complesso mestiere, di quali tecniche si avvale?

Quando ho iniziato la formazione di arte terapeuta pensavo che le due cose fossero distinte. Una era la mia arte, laltra larte terapia. Quando si diventa arte terapeuti, e parlo di identità, allora si comprende che nellutilizzo delle arti tutto è unito in un unico percorso, che non si ferma mai. La scoperta, la curiosità per le forme e per i materiali rappresenta la grande ricchezza di chi lavora in arte. Sono compulsiva nello sperimentare, nellaprirmi a nuove tecniche, nellosservare i corpi e le mani delle persone che approcciano larte, prima timidamente, poi con slancio affettivo e passionale. Le tecniche che uso nascono dallimmagine che ho dalla mia mente, è il testo, come il paziente, che mi guida verso colori o patterns, sono i contenuti che mi obbligano a nuove vie espressive e per me, in tal senso, ogni nuovo libro come ogni nuovo paziente rappresenta una grande scoperta umana e professionale. Ma i testi, come le persone, ogni volta che si osservano e si scambia un tempo con loro, cambiano. Così anche Amica Terra, nella nuova edizione, mi ha portata a nuovi colori, alcune immagini sono rimaste simili, altre sono cambiate. Lì ci sono ritratti di persone che amo, di esperienze indelebili nella mia vita, di desideri nuovi che gli eventi mi hanno donato. Anche i pazienti sono così, come i libri. Entriamo, come ci insegnano, nella stanza dellarte terapia, senza memoria e senza desideri. Così loro ci portano ogni volta nuovi colori, percorsi, tecniche...

Quali sono i tuoi maestri nel mondo dell'arte (facendo rientrare a pieno titolo anche l'illustrazione)?

Non so. Molti critici mi portano maestri che per me sono inconsapevoli, dallarte antica a quella contemporanea. In realtà la mia sete di immagini mi ha sempre portata nei musei, nelle gallerie, in giro per le città. Sono nata a Firenze e credo che per me il Rinascimento sia qualcosa di genetico, Masaccio, Giotto in fondo erano grandi illustratori che raccontavano le storie legate in genere alla religione. Ma lì mettevano, nascostamente o in modo evidente, tutta la loro capacità rivoluzionaria. Ecco, forse quelli, come Caravaggio o Van Gogh (una curiosità qui su Van Gogh NdR), sono i miei veri maestri. Ma non parlo di stile, ognuno ha il suo, parlo di metodo, di necessità del dipingere per gridare cose a cui teniamo, una necessità talmente pressante che può portare quasi alla compulsività e alla follia.

Quale libro hai recentemente visto, nel panorama della produzione per ragazzi, che ti ha molto colpito?

I cinque malfatti di Beatrice Alemagna, lennesimo libro geniale di questa grande autrice e illustratrice.

Arianna Papini che libro totemico porta con sé dall'infanzia?

Una Biancaneve mai più ritrovata che mi leggeva la sera la mia mamma. Le immagini erano incredibilmente belle... i bianchi intensissimi, gli scuri delle foreste, la minuziosità quasi ossessiva dei particolari che mi portava a pensare ai pittori Fiamminghi... Quella memoria indelebile mi rende certezza che ai bambini va dato il meglio e che essi non hanno problemi a usufruire dellintensità della comunicazione.

Che libro stai leggendo/osservando in questi giorni?

Sto rileggendo con grande gioia “La follia rimossa delle persone sane” di Marion Milner, maestra imprescindibile per chiunque desideri indagare il misteriosissimo e affascinante mestiere di arte terapeuta, e la splendida e sempre rivoluzionaria “Storia della bruttezza” di Umberto Eco.

A chi volesse acquistare AMICA TERRA, basterà seguire questo link.


mercoledì 18 marzo 2015

Per una terra amica. A tu per tu con Sabrina Giarratana

                                                                      
Sabrina, la ristampa del tuo primo libro AMICA TERRA finalmente è disponibile da qualche settimana nelle librerie. 

Sarebbe bello iniziare con un ricordo della prima edizione, cosa ci racconti di quando l'editrice, allora Nicoletta Codignola, ti disse che il tuo progetto sarebbe stato stampato? 

Fu una grande emozione, che potrei paragonare a quella che si prova quando si arriva finalmente in cima a una montagna che stai scalando da anni, e che per anni, a volte, hai temuto di non riuscire a raggiungere. E l’emozione fu ancora più grande quando scoprii, un po’ di tempo dopo, che il libro sarebbe stato illustrato da Arianna Papini, che già sentivo molto vicina per sensibilità e sguardo. Il primo libro per un autore è quasi sempre il più difficile da pubblicare perché pochi editori sono disposti a investire su un autore sconosciuto. La Fatatrac ha sempre investito energie e attenzione sugli esordienti e sono davvero grata alle mie due fate madrine Nicoletta Codignola e Arianna Papini.




Sembra che tutta la tua vita professionale, e umana mi viene da aggiungere, sia stata intensamente dedicata alla scrittura? C'è la puoi raccontare?

Ancora prima che alla scrittura è stata dedicata all’ascolto. Da bambina ero timidissima, parlavo poco e mi piaceva ascoltare. Ero affascinata dai suoni delle parole nelle diverse lingue, mia mamma ne parlava cinque e mio papà parlava l’italiano e il dialetto siciliano quando arrivavano i parenti. I miei genitori però litigavano spesso e ho imparato molto presto che le parole sbagliate possono seminare conflitti e che bisogna scegliere bene le parole se si vuole seminare pace. Quando abitavo in campagna mi rifugiavo in mezzo alla natura e trovavo conforto ascoltando il vento e gli uccelli, oppure osservando la minuscola vita delle formiche e facendo lunghe passeggiate con i miei fratelli. Ancora non scrivevo, ma passavo molto tempo a immaginare e inventare storie nella mia testa. La lettura e la scrittura come passioni sono arrivate nell’adolescenza e grazie ad alcuni professori che hanno saputo risvegliare in me l’amore per la letteratura. A ventun anni sapevo solo che volevo scrivere, ma ancora non avevo strumenti ed esperienza per fare la scrittrice, mi pareva un sogno troppo grande e non con i piedi per terra. Ho iniziato a lavorare come copywriter per guadagnarmi da vivere scrivendo e per rendermi indipendente e ho fatto quel lavoro per vent’anni prima di scoprire la scrittura per ragazzi.

Quando hai capito che avresti voluto dedicarti alla scrittura per ragazzi? E perché hai deciso di puntare quasi tutte le tue energie sulla poesia?

L’ho capito quando sono nati i miei figli e ho incominciato a leggere per loro. Li portavo in biblioteca e mi entusiasmavo leggendo capolavori che fino a quel momento erano stati ignoti anche a me. A casa  questi libri restavano sullo scaffale della sala o sul tappeto per una settimana, fino al prossimo viaggio in biblioteca. Leggendo i libri ai miei figli ho riscoperto la letteratura per ragazzi e ho anche incominciato a sognare di scrivere io libri per bambini e ragazzi. Poiché ho sempre amato la poesia e venivo da una lunga esperienza di scrittura, in breve mi è venuto naturale puntare l’attenzione sulle poesie, sulle filastrocche, sulle rime per bambini, scoprendo nella letteratura per ragazzi importanti voci poetiche, oltre a Gianni Rodari, che già avevo conosciuto da bambina, quelle di Roberto Piumini, di Bruno Tognolini, di Toti Scialoja e di molti altri ancora. Così piano piano ho trovato la mia voce.

Veniamo ad Amica Terra. Come è nata l'idea di concentrarti sul tema della natura?

In origine spedii a Nicoletta una raccolta dal titolo Rimamondo: avevo in mente allora di scrivere una specie di Summa in rima del mondo! Che impresa! Nicoletta mi disse che sarebbe stato meglio concentrare l’attenzione su un unico tema e decidemmo di concentrala sulla natura: avevo passato i miei anni più belli immersa nella natura, era giunto il momento di dire grazie.

la veste grafica della prima edizione di AMICA TERRA


Tra queste, quale è stata la poesia che più facilmente è uscita dalla tua penna?

La conta dei silenzi. Sono una cercatrice di silenzi, fin da bambina.



Quale invece è stata più complessa?

La filastrocca della terra. L’ho riscritta diverse volte prima di dire: è questa. Volevo che fosse semplice, ma sconfinata e piena di domande. Come la testa dei bambini.

Questo libro esiste da anni e tu hai sicuramente avuto modo di leggerlo in pubblico, davanti a tanti bambini. E forse è questa la cosa che più ci interessa testimoniare: con che sensazione ne esci?

Gratitudine immensa. I bambini sono i grandi maestri del mondo e da loro imparo tutti i giorni la  meraviglia, la limpidezza e la verità. E le loro dimostrazioni d’affetto danno senso ed energie sempre nuove alla mia scrittura.



C'è qualche aneddoto in particolare che ti piace ricordare dalle letture a voce alta di Amica Terra ai bambini?

Spesso mi chiedono: come fai a saperle tutte a memoria? E perché  le dici a occhi chiusi? E allora rispondo che prima di scriverle me le devo dire ad alta voce, devo sentire come suonano nelle mie orecchie e mentre me le dico sono a caccia di un senso e di un suono. Quando li trovo e quando le scrivo, le so già a memoria! E poi le dico a loro ad occhi chiusi perché così le ascolto meglio. E a volte invito anche loro a chiudere gli occhi per ascoltarle meglio.



Quali sono i tuoi 'maestri letterari'?

Se penso a quando ho incominciato ad amare la poesia penso a Ungaretti che legge l’Odissea alla televisione, poi al mio Prof delle medie che legge l’Odissea diventando rosso in viso e ci fa studiare a memoria tutte le tappe del viaggio di Ulisse, poi alla mia Prof del liceo, che diventa rossa leggendo La divina commedia.  Quindi se vado alle origini penso a Omero e Dante per voce di Ungaretti e dei miei professori. Poi, sempre studiando letteratura al liceo, oltre a Ungaretti, Montale e Quasimodo. E dopo, negli anni successivi, Neruda, Dickinson e Hikmet. Per i romanzi, invece, penso a Dostoevskij e Saramago, McEwan, Auster, Durrenmatt, Munro e molti altri. Nella letteratura per ragazzi, Stevenson, Lindgren, Carroll, Pennac, Dahl, Masini, De Mari… Sono davvero tanti i maestri, impossibile dirli tutti. 

Quale libro, se è possibile indicarne uno, ti porti nel cuore come il più prezioso dalla tua infanzia?

 “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. Prima mi innamorai del film, a sei anni, identificandomi con Scout Finch, poi lessi il libro che già avevo dieci anni.

Cosa stai leggendo in questi giorni?

Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro.

E ora due consigli: un libro per adulti e uno per ragazzi. Cosa ci suggeriresti? E perché?

Romain Gery
La vita davanti a sé di Romain Gary e Mister Vertigo di Paul Auster, entrambi sia per adulti che per ragazzi. Il primo perché  attraverso il racconto in prima persona di Momo, il ragazzino protagonista del libro, e attraverso il suo sguardo innocente e libero da pregiudizi, ci mostra come si possa essere allevati con amore da una vecchia prostituta e come la vita possa essere bellissima anche nei luoghi apparentemente più miseri. E questo grazie all’incontro con persone di grande spessore umano e dignità, anche se apparentemente squallide. Gary è un maestro di ironia e questo libro è un prezioso compagno di vita. Il secondo  perché non si possono perdere le avventure del Bambino volante e il suo incontro di formazione con il Maestro Yehudi. In questo romanzo il sogno di volare diventa vero. Auster è uno dei più grandi narratori contemporanei.


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martedì 3 marzo 2015

Viaggi e memoria

Sono tre i turni delle partenze: 15/21 febbraio, 22/28 febbraio, 1/7 marzo. Destinazione: Auschwitz, Birkenau, Cracovia, il tutto organizzato da ISTORECO con Viaggi della Memoria per il territorio di Reggio Emilia.

Sonia Possentini è via ora, terzo turno, partenza di notte e un lungo viaggio in pullman. Forse  più adatto a dispetto di una veloce trasferimento in aereo, adatto perché lungo così da abituarsi al paesaggio che cambia, adatto perché profondo così da entrare in un'atmosfera e, ancora, adatto così da capire il senso della condivisione con un gruppo e da elaborare il cambiamento di prospettiva imminente: il punto di vista dall'interno di un lager o di un ghetto.

Sonia sta portando in dono una copia de IL VOLO DI SARA che rimarrà ad Auschwitz.



Nel frattempo siamo in contatto con lei, via messaggio, via mail, di sera, grazie a un wifi, e ci arrivano le prime immagini. Aspettiamo le prossime e e impressioni che verranno.




Per avere altre notizie su IL VOLO DI SARA, basterà dare un'occhiata ai vecchi post: qui, qui e qui.

Le fotografie sono di Sonia Possentini.


venerdì 6 febbraio 2015

DOREMIAO si fa digitale!




Dopo essere un libro già alla sua seconda ristampa e che si avvia alla terza, DOREMIAO è diventato una app, grazie alla partnership dell'azienda statunitense SmallBytes digital, che svilupperà nei prossimi anni una serie di app dal catalogo Fatatrac.
La versione cartacea, nella sua prima edizione, è nata anche grazie a un contributo della Provincia di Mantova, ma il libro si è dimostrato presto uno strumento interessante per i più piccoli, diventando titolo di catalogo. E la dimostrazione c'è stata, quando ancora novità, DOREMIAO è stato presentato a un pubblico di adulti e bambini, in alcune biblioteche del mantovano, riscuotendo successo e partecipazione numerosa e interessata.

Ora sentiamo le autrici el libro: Federica Crovetti e Laura Chittolina di cui già abbiamo riportato una chiacchiareta fatta tempo fa e concentriamoci sulla app.




Una prima curiosità. Che impressione fa a voi autrici vedere, partecipando attivamente come di fatto è accaduto, la trasformazione della propria creatura da oggetto in carta a oggetto digitale?

Non avremmo mai pensato che Do Re Miao potesse portarci ad un simile progetto. Per noi è la realizzazione di un sogno, come se il libro prendesse vita. La app dà la possibilità di integrare alla parte visiva (immagini) e uditiva (musica) la parte motoria (interattività).


Due logopediste attente al futuro come siete voi, curiose di sperimentare sempre nuovi strumenti di  lavoro, come vedono l'avvento del digitale in rapporto all'utilizzo dei libri, rimanendo nel settore della produzione per ragazzi?

Nel sistema scolastico e riabilitativo lutilizzo di strumenti digitali ha portato dei vantaggi nelle strategie didattiche e di studio, inoltre ha messo in luce un altro aspetto piacevole della lettura. Il digitale può essere un valore aggiunto al libro cartaceo.


Passiamo a DOREMIAO. Quando vi siete inventate questo libro, brevemente, a cosa avete pensato potesse servire? Cerano delle esigenze a cui avete particolarmente pensato?

Lidea era di creare uno strumento che potesse essere daiuto a chi si occupa di bambini sempre più piccoli. Questo potrebbe essere uno strumento utile per i genitori e i famigliari, per gli educatori e, perché no, anche per i logopedisti. È divertente e piacevole giocare con i propri bambini fin da quando sono molto piccoli utilizzando le immagini, la voce parlata e cantata e il movimento. Questo, come affermano studi recenti, potrebbe favorire anche lo sviluppo del linguaggio.


Quali novità o differenze propone la app rispetto al libro?

Chi conosce già Do Re Miao sa che è un libro un podiverso dagli altri: ad ogni immagine di un animale è associata una sillaba che viene cantata nel CD e una filastrocca. Le immagini supportano la percezione uditiva della melodia. La app ha un valore aggiunto: linterattività attraverso la parte del gioco, in cui il bambino utilizza la parte motoria a tempo di musica. Si vanno così a stimolare più abilità contemporaneamente.


Avete già cominciato ad utilizzarla? Ci potete raccontare come rispondono i bambini? Avete degli aneddoti particolari che vorreste ricordare?

Molti bambini hanno già sperimentato questa app, e noi insieme a loro. La maggior parte di loro è entrato immediatamente in sintonia con la app, esplorandola con grande curiosità. Lo stupore con cui Luca è scoppiato in una fragorosa risata dopo aver scoperto il rumore del picchio, tutte le farfalle con cui Anna ha riempito lo schermo, e la gioia di quando tutti hanno scoperto che la giraffa riesce a trovare finalmente lo gnu, ci lasciano ogni volta a bocca aperta. Anche gli adulti si divertonoLo ammettiamo, anche noi non abbiamo resistito ad un selfie con lo gnu!


Bolle qualcosa nella pentola del binomio Crovetti-Chittolina per il futuro? Se sì, è possibile avere qualche dritta?

Come dicevano le nonne Bolle sempre qualcosa in pentola…”, se poi al binomio si aggiunge Elena Baboni con le sue immagini, la frittata è fatta!

A tutti gli interessati, ecco dove scaricare la app:
qui oppure qui.

E buon divertimento!







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