venerdì 10 luglio 2015

DUE VITE PARALLELE SI POSSONO INCONTRARE


“Due rette parallele non s’incontrano mai. Questa tristezza della geometria non si applica alla vita. Due vite parallele si possono incontrare e scambiarsi il soccorso, l’affetto, la salvezza. Questo piccolo racconto congiunge due linee in un punto dell’Africa che contiene il centro. Lì sta l’orizzonte dal quale si è mossa la civiltà umana. Lì si rinnova il senso di appartenere a una famiglia più che a una delle tante specie viventi.”

Così Erri De Luca tratteggia, in una sintesi tanto poetica quanto vera, il senso profondo di Due Destini, l’albo scritto da Renzo di Renzo e illustrato da Sonia M.L. Possentini e realizzato insieme a Medici con l’Africa CUAMM – la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane.





Una storia delicata, tanto quanto le illustrazioni dal segno garbato e mai retorico, che si muove parallela tra l’Italia e l’Africa per poi congiungersi al centro con un tocco quasi magico. Senonché la magia di cui parlano gli autori è qualcosa di concreto, e ognuno è invitato a praticarla: parliamo dell’attenzione verso l’altro e dell’amore per la vita. È questo che unisce i due protagonisti Rosa e Meskerem, che la penna di Renzo e il tratto di Sonia seguono prima ancora della loro venuta al mondo, quando non sono che pensieri, anzi: albori. Albori di vita in due luoghi del mondo dove la vita stessa assume strade e significati differenti, ma non per questo non va difesa. Anzi. La voglia di vita e la necessità istintiva di proteggerla, le domande sull’esistenza – propria e degli altri e l’infinito rispetto per essa: di questo ci parlano Rosa e Meskerem, con parole così autentiche e sincere che è impossibile non immergersi e non seguire con coinvolgimento le loro vicissitudini, mentre sullo sfondo i paesaggi dell’Africa – potenti, vitali – incantano e catturano.


Eppure, l’importanza di questa storia, va al di là del libro e della lettura: è uno stimolo concreto all’informazione, al prendere in mano in prima persona i valori dell’amore, del rispetto, dell’attenzione. Perché dietro la storia c’è una realtà, che è quella di Medici per l’Africa CUAMM, ed è lì che Sonia e Renzo vogliono portarci, aprendo sul mondo le finestre delle pagine, offrendoci uno strumento ragionato e mai retorico, che parla a un sol tempo la lingua dei grandi e quella dei bambini.


La narrazione di Due Destini, infatti, è anche un progetto concreto, che si offre a scuole, istituzioni, biblioteche, e a tutte quelle realtà che vogliono organizzare un percorso utile proprio ad abbattere il pregiudizio verso un tema – quello dell’Africa - considerato troppo spesso difficile e spinoso a priori. La possibilità di vedere in mostra le tavole originali, di parlare direttamente con gli autori, di ascoltare i racconti dei medici di CUAMM che hanno conosciuto in prima persona le situazioni narrate nella storia, garantisce un approccio delicato e mai semplificato, nonché instaura tra bambini e adulti un momento di forte condivisione. Approfondire dal vivo le attività che CUAMM porta avanti nei territori africani, scoprire come poter contribuire concretamente – e qual è il valore che anche un nostro piccolo contributo assume, cosa realizza davvero – aiuta a comprendere meglio le differenze e a impegnarsi – fin dall’infanzia – per coltivare non le distanze, ma i legami.

Un primo passo per iniziare:

venerdì 27 marzo 2015

LALLAZIONE 2.0: una mamma racconta

DOREMIAO, il libro prima e la app dopo, ha saputo accompagnare il percorso dei primi anni di vita di due fratellini con una mamma particolarmente attenta, sempre al loro fianco.



Paola, questo il nome della mamma in questione, ci racconta di come il suo primogenito sia, ormai da qualche mese, praticamente guarito dal disturbo specifico del linguaggio diagnosticatogli alcuni anni prima. Ora lui ha sette anni e sta bene, ha passato il suo libro alla sorellina e si è armato di app, con cui gioca divertendosi moltissimo e continuando la terapia/allenamento/passatempo in autonomia. 



Paola mi racconta allegra la storia dei sui bimbi e mi dice, parlando della logopedista a cui si è appoggiata: "... io non posso che parlarne bene: capisce i bambini, li segue con la sensibilità giusta e sa comunicare con le famiglie, cosa importantissima, coinvolgendo e dando strumenti adatti. Ci ha proposto di usare Doremiao,  appena stampato e ora il cd, a forza di ascoltarlo, è praticamente andato, ma ora abbiamo anche la app!".
La logopedista di cui parla Paola è Federica Crovetti, autrice, assieme a Laura Chittolina, di Doremiao, di cui si è già detto qui e qui.

Ora Paola ha cominciato a usare DOREMIAO anche con la piccola, la secondogenita. Ha stabilito un piccolo rituale familiare: quando le fa il bagnetto ascoltano le tracce cantate e, poi, sul fasciatio è lei, la mamma, a cantarle alla bambina. Pare che la piccola abbia iniziato la lallazione proprio con queste tracce. "Il disturbo specifico del linguaggio ha una componente genetica" spiega Paola "quindi ho cominciati subito con lei, dopo l'esperienza del primo figlio, a usare DOREMIAO, proprio quando ho visto che la lallazione non arrivava e dopo un po' è comparsa!". Aggiunge: "Non so cosa sia stato, se la lallazione stesse arrivando naturalmente o se davvero DOREMIAO l'abbia facilitata...". Tant'è! diciamo: la lallazione ora c'è, a ritmo di canzoni e tra giochi interattivi che sanno accompagnare lo sviluppo del linguaggio sia di bambini con alcuni problemi sia dì bambini sani come un pesce.





Paola è anche educatrice di nido e si è portata il metodo DOREMIAO al lavoro: "Coi bambini, per spostarci da una stanza all'altra, facciamo il trenino e cantiamo le canzoni di DOREMIAO. Quella dell'ippopotamo è la preferita!". 



Contenti di avere conosciuti Paola, la gioia con cui parla dei risultati dei suoi bambini, del suo lavoro e della sua logopedista bravissima "del servizio pubblico!", come tiene a sottolineare lei, ci ripromettiamo di spedirle presto un cd nuovo e diciamo brave alle nostre logopediste: brava Federica e brava Laura. Presto ci rimetteremo a caccia di altre storie, sempre con la colonna sonora di DOREMIAO in sottofondo!

La app è qui, oppure qui.
Per il libro, invece, basta schiacciare qui.

venerdì 20 marzo 2015

Coi piedi in terra e le mani nei colori: Arianna Papini racconta.

Finalmente siamo alla ristampa di Amica Terra. Arianna, un libro voluto dal corso Fatatrac precedente, da tua madre, Nicoletta Codignola.
Mentre attendiamo le risposte di Sabrina, a mo' di piccola cronaca in parallelo (nel frattempo arrivate e pubblicate qui, NdR), ci racconteresti di quando lei vi presentò i testi e di come andò la decisione di stamparlo e di affidare al tuo lavoro l'illustrazione?

Le poesie di Sabrina arrivarono direttamente sulla scrivania di mia madre. Eravamo interscambiabili in tal senso, alcune cose le leggeva lei per prima, altre io, e quelle molto belle le condividevamo per la programmazione. Mi chiamò subito dicendomi che erano arrivate delle poesie splendide di una poetessa sconosciuta. Era Sabrina. Aveva mandato molte poesie, tante più di quelle che poi sarebbero state inserite in Amica terra. Lei aveva associato ad ogni testo una fotografia... era una traccia meravigliosa, in realtà il libro avrebbe potuto prendere forma così, senza bisogno di un illustratore. Io mi occupavo allora di ricercare nuovi illustratori, la direzione artistica mi appassionava e il ruolo di talent scout rappresentava quello in cui viveva la mia identità in modo più forte. Subito andai a prendere alcune fotocopie nel mio schedario, allora i mezzi tecnologici non erano quelli di oggi, immagini che mi erano subito venute in mente leggendo quelle splendide poesie. Mia madre cominciò con entusiasmo a scegliere una serie di testi, già con lidea di realizzare un libro sulla terra. Quando le dissi che avevo selezionato alcuni illustratori, tra cui due o tre che non avevano ancora mai pubblicato, lei mi rispose vorrei che questo libro lo illustrassi tu. In genere ero un po restìa ad illustrare testi di altri scrittori, scrivevo e illustravo i miei libri da qualche anno... ma subito mi misi a rileggere le poesie di Sabrina e mi accorsi che in qualche modo mi appartenevano già. Non possiamo illustrare un testo poco amato, o forse possiamo ma il risultato in quel caso è diverso e il lavoro più distaccato. Ancora oggi, se mi distraggo, penso quasi di aver scritto io quei testi, tanto li sento vicini.

illustrazione per la CONTA DELLE ONDE


Conoscendoti, si sa, hai un rapporto stretto e particolare con la natura. Cosa ha significato per te illustrare questi testi?

Per me ha significato salire su quelle parole per raggiungere un ambiente amato, intensamente personale. Trovare in Sabrina una compagna di viaggio, perché la terra, come la vita, rappresenta un continuo divenire. Sapere ancora una volta che ciò che pensiamo non lo pensiamo mai in solitudine, esiste una comunità di persone, un idem sentire che ci rende più forti.

Ogni libro è un'esperienza a sé o illustrare accomuna un po' tutti i progetti?

Ogni libro indubbiamente è unesperienza a sé, almeno per me. In Amica terra, parlo della prima edizione, i miei colori scuri che appartenevano a quel periodo della mia vita sono cambiati, divenendo più brillanti e intensi. I libri cambiano il nostro percorso, prima di tutto di lettori e poi di illustratori. Parlo naturalmente di letteratura alta, di frasi dense, profonde. E ogni volta è così.

Come ci si sente da illustratori quando ci si vede 'impaginati' su carta, con un formato preciso, con delle gabbie di testo aggiunte, un aspetto grafico connotato?

È una bellissima avventura secondo me. Ogni Editore, ogni persona che partecipa alla nascita del libro mette lì la sua esperienza, il suo gusto, la sua affettività. Difficilmente mi sento insoddisfatta di un mio libro quando esce. Questa nuova edizione di Amica Terra poi mi ha entusiasmata... il formato alto e stretto, la plastificazione morbida, la bellezza della stampa. Grazie. È stata una bella avventura anche la copertina, da me concepita con sfondo bianco e con il mandrillo al centro, frontale. Tu mi hai mandato la prova di copertina e ho dovuto capire, avevate spostato il muso del mandrillo di lato, messo lo sfondo giallo ma... era splendida così’, nella sua nuova veste! Chi illustra vede le sue immagini da dentro, così come chi dipinge quadri e io faccio luna cosa e laltra. È sempre molto interessante osservare come i nostri quadri vengono allestiti o come le nostre illustrazioni sono lavorate attraverso la grafica, questo ci rende visibile linterpretazione dellaltro.



Chiediamo ancora dei ricordi a te, come a Sabrina, legati alla vita precedente di Amica Terra. Hai qualche aneddoto particolare da ricordare legato alle presentazioni fatte in passato? Cosa ti hanno detto i bambini o cosa li ha colpiti di più o cosa hanno provato disegnare...

Non tanto aneddoti quanto la comunicazione dellemozione che emerge dalla poesia e che rende simili le persone di età diverse. Si tratta di un coro, sì, proprio unesperienza simile. Da bambina cantavo nel coro della chiesa di Santa Croce... ricordo questa condivisione intensa di musica antica, in cui ogni voce metteva ciò che poteva. Nessuno di noi da solo avrebbe potuto ottenere quella magnifica esperienza artistica. Così nel leggere agli altri o nel presentare le immagini il libro diviene corale, esperienza condivisa. E la cosa che sempre mi colpisce leggendo Amica terra è la densità del silenzio di chi ascolta.



Dalla tua esperienza di illustratrice e di editrice, dopo tutti gli anni passati al fianco di Nicoletta Codignola, come ti sembra che sia recepita la poesia dai bambini e dai ragazzi? Quanto trovi necessario rivolgersi 'in versi' ai lettori, piccoli e grandi (e qui, ovviamente, l'ammiccamento è anche all'arteterapeuta)?

I bambini sono poeti. Se li ascoltiamo, se siamo attenti (e per i bambini questo rappresenterebbe un diritto), allora sentiamo che la poesia può giungere loro in modo molto diretto, perché rispondono ad essa naturalmente. Quindi la poesia è un mezzo efficacissimo, in grado di portare temi grandi in modo lieve, musicale. Per quanto mi riguarda, come autrice, generalmente uso i versi quando i temi sono troppo grandi, (penso ad alcuni miei libri come “Terremoto!” Lapis, o Cari estinti” Kalandraka, poiché la metrica e la ricerca della rima mi obbligano ad un autocontenimento che rende meno ampia la possibilità espressiva e quindi meno terrifico il tema stesso. Oppure li utilizzo in certi punti in cui serve cantare per alleggerire e rendere giocoso un momento importante della narrazione (penso qui alle filastrocche inserite ne Lalbero e la bambinaFatatrac. Come lettrice invece vado a cercare poesia nei periodi intensi della mia vita, che sono sempre molti, poiché le parole poche, contenitrici di molto senso, mi fanno sentire a casa.

Ancora, come arteterapeuta, trovi che dare ampio spazio all'illustrazione, nella sua infinita varietà di declinazioni, in generale sia utile per i bambini? O pensi che esista una maniera fuorviante per presentare delle immagini? Che la pluralità di sguardi confonda? Che la soggettività di un artista abbia dei limiti?

Larte quando è veramente arte non limita mai lo sguardo e la ricerca di noi stessi che la osserviamo e che ne usufruiamo. In un libro illustrato esiste anche la libertà di leggere solo il testo, oppure di soffermarsi sulle immagini, farle proprie, trarne linfa vitale per la nostra creatività di lettori/osservatori. La pluralità di sguardi ci rende aperti verso le diversità del mondo, un bambino abituato a una molteplicità di immagini sarà più aperto alla multiculturalità e molto più curioso dellaltro.

Ci parleresti ora delle tecniche che prediligi e del tuo approccio al lavoro artistico manuale? E l'arteterapeuta, facendo uno sforzo nel cercare di riassumere questo complesso mestiere, di quali tecniche si avvale?

Quando ho iniziato la formazione di arte terapeuta pensavo che le due cose fossero distinte. Una era la mia arte, laltra larte terapia. Quando si diventa arte terapeuti, e parlo di identità, allora si comprende che nellutilizzo delle arti tutto è unito in un unico percorso, che non si ferma mai. La scoperta, la curiosità per le forme e per i materiali rappresenta la grande ricchezza di chi lavora in arte. Sono compulsiva nello sperimentare, nellaprirmi a nuove tecniche, nellosservare i corpi e le mani delle persone che approcciano larte, prima timidamente, poi con slancio affettivo e passionale. Le tecniche che uso nascono dallimmagine che ho dalla mia mente, è il testo, come il paziente, che mi guida verso colori o patterns, sono i contenuti che mi obbligano a nuove vie espressive e per me, in tal senso, ogni nuovo libro come ogni nuovo paziente rappresenta una grande scoperta umana e professionale. Ma i testi, come le persone, ogni volta che si osservano e si scambia un tempo con loro, cambiano. Così anche Amica Terra, nella nuova edizione, mi ha portata a nuovi colori, alcune immagini sono rimaste simili, altre sono cambiate. Lì ci sono ritratti di persone che amo, di esperienze indelebili nella mia vita, di desideri nuovi che gli eventi mi hanno donato. Anche i pazienti sono così, come i libri. Entriamo, come ci insegnano, nella stanza dellarte terapia, senza memoria e senza desideri. Così loro ci portano ogni volta nuovi colori, percorsi, tecniche...

Quali sono i tuoi maestri nel mondo dell'arte (facendo rientrare a pieno titolo anche l'illustrazione)?

Non so. Molti critici mi portano maestri che per me sono inconsapevoli, dallarte antica a quella contemporanea. In realtà la mia sete di immagini mi ha sempre portata nei musei, nelle gallerie, in giro per le città. Sono nata a Firenze e credo che per me il Rinascimento sia qualcosa di genetico, Masaccio, Giotto in fondo erano grandi illustratori che raccontavano le storie legate in genere alla religione. Ma lì mettevano, nascostamente o in modo evidente, tutta la loro capacità rivoluzionaria. Ecco, forse quelli, come Caravaggio o Van Gogh (una curiosità qui su Van Gogh NdR), sono i miei veri maestri. Ma non parlo di stile, ognuno ha il suo, parlo di metodo, di necessità del dipingere per gridare cose a cui teniamo, una necessità talmente pressante che può portare quasi alla compulsività e alla follia.

Quale libro hai recentemente visto, nel panorama della produzione per ragazzi, che ti ha molto colpito?

I cinque malfatti di Beatrice Alemagna, lennesimo libro geniale di questa grande autrice e illustratrice.

Arianna Papini che libro totemico porta con sé dall'infanzia?

Una Biancaneve mai più ritrovata che mi leggeva la sera la mia mamma. Le immagini erano incredibilmente belle... i bianchi intensissimi, gli scuri delle foreste, la minuziosità quasi ossessiva dei particolari che mi portava a pensare ai pittori Fiamminghi... Quella memoria indelebile mi rende certezza che ai bambini va dato il meglio e che essi non hanno problemi a usufruire dellintensità della comunicazione.

Che libro stai leggendo/osservando in questi giorni?

Sto rileggendo con grande gioia “La follia rimossa delle persone sane” di Marion Milner, maestra imprescindibile per chiunque desideri indagare il misteriosissimo e affascinante mestiere di arte terapeuta, e la splendida e sempre rivoluzionaria “Storia della bruttezza” di Umberto Eco.

A chi volesse acquistare AMICA TERRA, basterà seguire questo link.


mercoledì 18 marzo 2015

Per una terra amica. A tu per tu con Sabrina Giarratana

                                                                      
Sabrina, la ristampa del tuo primo libro AMICA TERRA finalmente è disponibile da qualche settimana nelle librerie. 

Sarebbe bello iniziare con un ricordo della prima edizione, cosa ci racconti di quando l'editrice, allora Nicoletta Codignola, ti disse che il tuo progetto sarebbe stato stampato? 

Fu una grande emozione, che potrei paragonare a quella che si prova quando si arriva finalmente in cima a una montagna che stai scalando da anni, e che per anni, a volte, hai temuto di non riuscire a raggiungere. E l’emozione fu ancora più grande quando scoprii, un po’ di tempo dopo, che il libro sarebbe stato illustrato da Arianna Papini, che già sentivo molto vicina per sensibilità e sguardo. Il primo libro per un autore è quasi sempre il più difficile da pubblicare perché pochi editori sono disposti a investire su un autore sconosciuto. La Fatatrac ha sempre investito energie e attenzione sugli esordienti e sono davvero grata alle mie due fate madrine Nicoletta Codignola e Arianna Papini.




Sembra che tutta la tua vita professionale, e umana mi viene da aggiungere, sia stata intensamente dedicata alla scrittura? C'è la puoi raccontare?

Ancora prima che alla scrittura è stata dedicata all’ascolto. Da bambina ero timidissima, parlavo poco e mi piaceva ascoltare. Ero affascinata dai suoni delle parole nelle diverse lingue, mia mamma ne parlava cinque e mio papà parlava l’italiano e il dialetto siciliano quando arrivavano i parenti. I miei genitori però litigavano spesso e ho imparato molto presto che le parole sbagliate possono seminare conflitti e che bisogna scegliere bene le parole se si vuole seminare pace. Quando abitavo in campagna mi rifugiavo in mezzo alla natura e trovavo conforto ascoltando il vento e gli uccelli, oppure osservando la minuscola vita delle formiche e facendo lunghe passeggiate con i miei fratelli. Ancora non scrivevo, ma passavo molto tempo a immaginare e inventare storie nella mia testa. La lettura e la scrittura come passioni sono arrivate nell’adolescenza e grazie ad alcuni professori che hanno saputo risvegliare in me l’amore per la letteratura. A ventun anni sapevo solo che volevo scrivere, ma ancora non avevo strumenti ed esperienza per fare la scrittrice, mi pareva un sogno troppo grande e non con i piedi per terra. Ho iniziato a lavorare come copywriter per guadagnarmi da vivere scrivendo e per rendermi indipendente e ho fatto quel lavoro per vent’anni prima di scoprire la scrittura per ragazzi.

Quando hai capito che avresti voluto dedicarti alla scrittura per ragazzi? E perché hai deciso di puntare quasi tutte le tue energie sulla poesia?

L’ho capito quando sono nati i miei figli e ho incominciato a leggere per loro. Li portavo in biblioteca e mi entusiasmavo leggendo capolavori che fino a quel momento erano stati ignoti anche a me. A casa  questi libri restavano sullo scaffale della sala o sul tappeto per una settimana, fino al prossimo viaggio in biblioteca. Leggendo i libri ai miei figli ho riscoperto la letteratura per ragazzi e ho anche incominciato a sognare di scrivere io libri per bambini e ragazzi. Poiché ho sempre amato la poesia e venivo da una lunga esperienza di scrittura, in breve mi è venuto naturale puntare l’attenzione sulle poesie, sulle filastrocche, sulle rime per bambini, scoprendo nella letteratura per ragazzi importanti voci poetiche, oltre a Gianni Rodari, che già avevo conosciuto da bambina, quelle di Roberto Piumini, di Bruno Tognolini, di Toti Scialoja e di molti altri ancora. Così piano piano ho trovato la mia voce.

Veniamo ad Amica Terra. Come è nata l'idea di concentrarti sul tema della natura?

In origine spedii a Nicoletta una raccolta dal titolo Rimamondo: avevo in mente allora di scrivere una specie di Summa in rima del mondo! Che impresa! Nicoletta mi disse che sarebbe stato meglio concentrare l’attenzione su un unico tema e decidemmo di concentrala sulla natura: avevo passato i miei anni più belli immersa nella natura, era giunto il momento di dire grazie.

la veste grafica della prima edizione di AMICA TERRA


Tra queste, quale è stata la poesia che più facilmente è uscita dalla tua penna?

La conta dei silenzi. Sono una cercatrice di silenzi, fin da bambina.



Quale invece è stata più complessa?

La filastrocca della terra. L’ho riscritta diverse volte prima di dire: è questa. Volevo che fosse semplice, ma sconfinata e piena di domande. Come la testa dei bambini.

Questo libro esiste da anni e tu hai sicuramente avuto modo di leggerlo in pubblico, davanti a tanti bambini. E forse è questa la cosa che più ci interessa testimoniare: con che sensazione ne esci?

Gratitudine immensa. I bambini sono i grandi maestri del mondo e da loro imparo tutti i giorni la  meraviglia, la limpidezza e la verità. E le loro dimostrazioni d’affetto danno senso ed energie sempre nuove alla mia scrittura.



C'è qualche aneddoto in particolare che ti piace ricordare dalle letture a voce alta di Amica Terra ai bambini?

Spesso mi chiedono: come fai a saperle tutte a memoria? E perché  le dici a occhi chiusi? E allora rispondo che prima di scriverle me le devo dire ad alta voce, devo sentire come suonano nelle mie orecchie e mentre me le dico sono a caccia di un senso e di un suono. Quando li trovo e quando le scrivo, le so già a memoria! E poi le dico a loro ad occhi chiusi perché così le ascolto meglio. E a volte invito anche loro a chiudere gli occhi per ascoltarle meglio.



Quali sono i tuoi 'maestri letterari'?

Se penso a quando ho incominciato ad amare la poesia penso a Ungaretti che legge l’Odissea alla televisione, poi al mio Prof delle medie che legge l’Odissea diventando rosso in viso e ci fa studiare a memoria tutte le tappe del viaggio di Ulisse, poi alla mia Prof del liceo, che diventa rossa leggendo La divina commedia.  Quindi se vado alle origini penso a Omero e Dante per voce di Ungaretti e dei miei professori. Poi, sempre studiando letteratura al liceo, oltre a Ungaretti, Montale e Quasimodo. E dopo, negli anni successivi, Neruda, Dickinson e Hikmet. Per i romanzi, invece, penso a Dostoevskij e Saramago, McEwan, Auster, Durrenmatt, Munro e molti altri. Nella letteratura per ragazzi, Stevenson, Lindgren, Carroll, Pennac, Dahl, Masini, De Mari… Sono davvero tanti i maestri, impossibile dirli tutti. 

Quale libro, se è possibile indicarne uno, ti porti nel cuore come il più prezioso dalla tua infanzia?

 “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. Prima mi innamorai del film, a sei anni, identificandomi con Scout Finch, poi lessi il libro che già avevo dieci anni.

Cosa stai leggendo in questi giorni?

Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro.

E ora due consigli: un libro per adulti e uno per ragazzi. Cosa ci suggeriresti? E perché?

Romain Gery
La vita davanti a sé di Romain Gary e Mister Vertigo di Paul Auster, entrambi sia per adulti che per ragazzi. Il primo perché  attraverso il racconto in prima persona di Momo, il ragazzino protagonista del libro, e attraverso il suo sguardo innocente e libero da pregiudizi, ci mostra come si possa essere allevati con amore da una vecchia prostituta e come la vita possa essere bellissima anche nei luoghi apparentemente più miseri. E questo grazie all’incontro con persone di grande spessore umano e dignità, anche se apparentemente squallide. Gary è un maestro di ironia e questo libro è un prezioso compagno di vita. Il secondo  perché non si possono perdere le avventure del Bambino volante e il suo incontro di formazione con il Maestro Yehudi. In questo romanzo il sogno di volare diventa vero. Auster è uno dei più grandi narratori contemporanei.


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