martedì 27 gennaio 2015

Solo un giorno, e che duri un anno.

La fine di una giornata così speciale, lascia la voglia di indugiare in qualche annotazione.
Nonostante la si sia trascorsa per intero a una scrivania,  le informazioni che ci possono raggiungere sono così tante a varie ormai, da portare affollamento e mondo tra le quattro pareti in cui si lavora. 
E oggi il mondo in effetti, ancora un volta, è "entrato", grazie a un libro che, ormai da tre anni, cammina autonomamente su una strada ben delineata.

Il libro in questione è IL VOLO DI SARA, un libro che, ogni volta, stupisce per come sappia catturare tutti, senza limiti di età. E, per chi lo ha fatto, lo stupore sta in quanto le persone che lo incontrino se lo facciano proprio.
Questo è il caso di un gruppo straordinario: bambini, insegnanti e una mamma addetta ai lavori. Loro ci hanno contatto con entusiasmo per farci conoscere il percorso intrapreso attorno alla storia di Sara e noi ancora ci stupiamo riguardandolo.

Sarà che questo libro ha il garbo di tutto ciò che si svela in base alla predisposizione di chi lo legge, ma crea ancora stupore per l'entusiasmo con cui viene accolto. È quel finale il punto, quella grande metafora creata da Lorenza Farina che fa sì che i bambini più attrezzati possano distinguere chiaramente il triste epilogo di quei coetanei di un tempo, mentre, contemporaneamente i più fragili si possano saldamente agganciare alle ali fiabesche dello stormo d'uccelli che diventano salvifici e provvidenziali.


Sarà che Sara e tutti i personaggi ritratti pagina dopo pagina, guardano dritti al cuore e alla mente di chi legge, così reali nella rarefazione sfumata e polverosa di Sonia Possentini.



Sarà che anno dopo anno, nuovamente, tanti ne parlano, lo leggono, ci inviano messaggi.

Sarà che le fotografie di presentazioni, disegni dei bambini, lettere arrivano via FaceBook, via twitter, via mail.



Saranno tutte queste cose, e molte altre, che si consolida sempre di più la convinzione che l'esercizio della memoria andrebbe dilatato a tutto l'anno e non contingentato al puro ambito scolastico e che i bambini, a questo, sarebbero prontissimi.
Andrebbe condiviso in tutti gli ambiti frequentati dai bambini questa attitudine alla ricordo, mediato dalla narrazione. Il suggerimento è di leggere questo, e libri come questo, tutto l'anno a scuola e nelle famiglie.




Un fatto ci persuade nel dire questo. È di questi giorni l'acquisto di Il volo di Sara e la sua traduzione, per i tipi di una casa editrice svedese. La Sveazia ha una piccolissima comunità ebraica, a differenza di molti paesi europei, e men che meno esiste un giorno per commemorare la Shoah, eppure un editore sta credendo così profondamente nel valore umano del ricordo di quella che resta la più grande tragedia della nostra storia, da investire denaro e risorse per offrire questo libro ai suoi piccoli lettori. Non avrà date speciali in cui leggero, organizzare incontri, presentarlo, lo farà potenzialmente in qualsiasi giornata dell'anno. 

Se questo non è un esempio, cosa aspettiamo a lasciare il tesoro più prezioso ai nostri bambini? L'essenza della nostra identità, sotto forma di storia e memoria, come gesto del raccontare quotidiano e come forma di pensiero con cui confrontarci sempre nel progettare il futuro.

I bambini, sono lì, pronti ad ascoltare, qualcosa deve scattare in noi adulti!


Un ringraziamento a Sonia Possentini per le fotografie della presentazione fatta a Marano sul Panaro, oggi 27 gennaio 2015.

sabato 24 gennaio 2015

Memoria di memorie

Ancora una volta l'arrivo del 27 gennaio, il Giorno della memoria, spezza il nostro anno agli inizi e ci costringe a rallentare, a ricordare.
In questi giorni, molte sono le azioni di chi, più o meno direttamente, seguendo il ricordo della Shoah, divergono dal solito trantran: la visione di un film particolare, la lettura, il convegno, l'incontro col tal autore, il concerto in memoria, la riflessione scolastica dei figli...
Eppure tutto sembra non essere mai abbastanza, non ancora per lo meno e nonostante il lavoro fatto o, peggio, talora drammaticamente minato alla sua base da posizioni revisioniste, dalla lontananza storica che si fa sempre maggiore, dalla perdita di tanti testimoni, da una società dedita all'effimero e, ora, sempre più drammaticamente obnubilata dal dramma della crisi e dall'incapacità di sostenere e capire il passato quale investimento per un futuro migliore.

Resta comunque prezioso questo momento dell'anno, al di là della polemica, di tanto in tanto ripresa, riguardo all'eccessivo fervore della commemorazione in un solo giorno a fronte della necessità di un ragionamento che andrebbe dilatato e al di fuori delle logiche che intravedono attitudini presenzialiste e di pura formalità, sottolineando il rischio di imbalsamare un tema fondante della nostra storia recente in un format invece che in un reale luogo di riflessione.
Altro è, e poco ci interessa, la seconda grande polemica legata a questa data, polemica completamente deviata e totalmente di natura ideologica, che sempre vuole un contraltare fazioso e orientato sul ricordo di chi soccombe e di chi è riconosciuto carnefice e scarta completamente il reale ricordo compassionevole di una serie di diverse umanità destinate, per legge, alla morte.



Di tutti i modi in cui sia possibile ricordare, quindi, quello del racconto è il preferito per una casa editrice e quando la voce è quella di un testimone diretto, come  Giulio Levi, la Storia si fa vicina e riesce a catturare.
Giulio Levi ha scritto per Fatatrac la sua storia, la storia della su famiglia di origine ebrea in 1940-1945: Gioele, fuga per tornare e, per completare l'opera, ha voluto donare ai suoi lettori il senso della Storia, scrivendo anche il proseguo di questo libro in Eravamo ragazzi. Qui racconta la ricostruzione di una nazione nell'immediato dopoguerra in cui i sogni di un adolescente (sempre lui, protagonista) tanto si possono intrecciare a quelli dei suoi coetanei contemporanei da riuscire catapultare il suo giovane pubblico, per pura immedesimazione, nell'Italia di quegli anni.
Da tempo Giulio incontra ragazzi per parlare proprio dei sui libri (una produzione ampia e varia per i tipi di molti editori italiani), ma, in questo periodo, corre l'obbligo di chiedere un suo contributo in qualità di divulgatore-testimone di Memoria della Shoah a partire dall'esperienza fatta nelle classi in cui è stato.

Giulio, il Giorno della Memoria si avvicina e tu, come tutti gli anni, in qualità di autore e di testimone di alcuni dei fatti più bui della Seconda Guerra Mondiale, sei impegnatissimo a incontrare alunni in varie scuole per raccontare la tua storia, la tua esperienza. Ti dà un'emozione particolare ripercorrere la tua vita ogni volta che la racconti?

Dipende molto dal rapporto che si stabilisce con i ragazzi e dal tipo di accoglienza. Tutto questo ha a che vedere con quanta partecipazione c’è stata da parte degli insegnanti durante la preparazione allincontro. Ad esempio, quando, come è successo, sono stato accolto da 200 ragazzi che insieme alle insegnanti hanno cantato per intero Auschwitz di Guccini lemozione è stata grande. Comunque direi che mi commuovo di più quando, come mi succede spesso negli ultimi anni, rivivo le cose che a quel tempo non sapevo.

Priverrno 2014, 200 bambini seguono la presentazione di GIOLE, FUGA PER TORNARE 
al Teatro Comunale


Quando hai pensato che fosse giusto mettere su carta la tua vicenda? E cosa ti ha spinto a farlo?

Ero già grande, circa 9-10 anni or sono. E lho fatto da un lato per lasciare una testimonianza di famiglia ai miei figli e ai miei nipoti, dallaltro per far capire ai tanti ragazzi lettori incontrati nelle scuole come può aver vissuto una tranquilla famiglia qualsiasi una inattesa e immotivata persecuzione imposta da una legge dello stato, messa in atto non solo dai nazisti cattivi ma anche da troppi italiani conniventi.


Ovviamente la tua posizione è quella di chi ritiene giusto perpetrare la Memoria. I tuoi libri si rivolgono soprattutto ai bambini della Scuola Primaria, ma come saprai da alcuni anni i programmi scolastici di storia si fermano alla caduta dellImpero romano. Cosa ne pensi? Hai notato un cambiamento nell'interesse e nella curiosità dei bambini verso i fatti della Seconda guerra mondiale?

Per fortuna esistono insegnanti anche giovani che si sono tacitamente ribellate/i a questi programmi scolastici che lasciano i nostri ragazzi ignoranti fino a 13-14 anni della nostra storia recente; e con la scusa del 27 gennaio, giorno della memoria, si sono soffermate/i sulla II guerra mondiale ed eventi correlati, e magari hanno letto o fatto leggere in proposito. Molte volte i ragazzi hanno lavorato, prodotto pensieri, poesie, DVD sullargomento. Se non c’è stata questa preparazione lincontro con lautore è molto più difficile, sia per lautore che per i ragazzi.


Cosa incuriosisce di più i bambini che incontri? Ce lo potresti raccontare?

I bambini cercano di immedesimarsi nei personaggi, e in questo caso in me bambino che ha vissuto quel periodo. Quindi molte domande sono di carattere personale tipo: Cosa hai provato quando sei stato separato dai genitori, quando hai saputo dei tuoi nonni ecc.? Con cosa giocavi nei campi per profughi?

Giulio Levi bambino e una lettera scritta ai genitori.


Quale commento o domanda fatta dai bambini ti ha colpito di più?

In genere i commenti sono simili, di volta in volta. Avrei dovuto prendere nota di quelli più acuti o più difficili a soddisfare con una breve risposta, ma purtroppo non lho fatto. Una o più volte mi è stato chiesto perché ci sono state le leggi razziali, perché se la sono presa con gli ebrei, perché gli ebrei non si sono ribellati?

C'è qualcosa, un dettaglio, un racconto, un episodio, che non sia finito in tuo testo, fino ad ora, che ti piacerebbe riportare?

Non poteva finirci tutto, altre cose sono venute fuori solo recentemente leggendo la corrispondenza di quel periodo di vari membri della famiglia, corrispondenza che la mia mamma, deceduta di recente, aveva gelosamente conservato. Forse in un prossimo libro, questa volta per adulti, se un editore sarà interessato.

Farai degli incontri anche quest'anno per il Giorno della memoria?

Un paio, direi. Ma con questa dannata crisi le scuole invitano meno, si comprano meno libri, le biblioteche e le librerie chiudono. Tralascio altri commenti.

Tra tutta la produzione letteraria che parla della Shoah, compresa quella per adulti, qual è il libro che ti ha colpito e di più e che porti nel cuore? Perché?


A partire dai libri di Primo Levi, vari altri libri che hanno riguardato la vita e la morte nei campi di concentramento e di sterminio mi hanno colpito nel profondo. Perché? Forse perché non posso non pensare che lì cerano i miei nonni, i miei ziiE li leggo soffrendo e pensando che sia mio dovere sapere.



Sempre per Fatatrac, sul tema della Shoah può essere interessante visitare anche questo link per conoscere un altro prezioso titolo del catalogo: IL VOLO DI SARA.

venerdì 14 novembre 2014

#ILCAMMINODEIDIRITTI attenti all'hashtag!


Lettura diffusa, così ci è piaciuto anche chiamare quest'iniziativa, questo flashbook. Forse perché il suono è delicato e persistente, dà quest'idea per lo meno.
E così si vorrebbe fosse quest'azione di lettura collettiva: delicata e persistente, diffusa.
In un primo giro di mail, il nome di quest'azione è stato nello stesso istante. Potente, tutti assieme. La realtà ha poi fatto sì che si abbandonasse l'idea del sincronismo, per organizzarsi in un mormorio, una eco persistente per un giorno intero.

#ILCAMMINODEIDIRITTI


Sono una cinquantina le realtà che hanno aderito finora. Vanno dall'estremo nord al limite più meridionale d'Italia: Lampedusa. Cinquanta è un numero che può sembrare piccolo in termini assoluti. Cinquanta è un numero enorme in un contesto di lavoro esasperato, come quello in cui tutti siamo calati, sia da parte di chi organizza che di chi recepisce un invito. Cinquanta, in fin dei conti, è solo un numero, dietro ci sono almeno cinquanta persone. In realtà poi sono ben di più. A volte un'adesione implica un comune intero che si mobilita, sindaco in testa. Oppure uno di cinquanta è una scuola con dieci classi. A volte cinquanta è un gruppo di volontari e una serie di bibliotecari. Altre ancora è un centro di accoglienza con un'équipe di educatrici. Cinquanta è tante voci che il 20 novembre celebreranno una ricorrenza assieme all'unisono: l'anniversario della Convenzione Internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Ci saranno i bambini e allora cinquanta sarà addirittura cinquanta per... si spera davvero molti.

#ILCAMMINODEIDIRITTI appena arrivato alla sede di Amnesty International Italia

Cosa deve accadere quindi?
Una lettura collettiva, anche simbolica, a ricordare i diritti dei bambini e dell'umanità tutta.

Come partecipare?
1. ordina una copia del libro IL CAMMINO DEI DIRITTI di Janna Carioli e Andrea Rivola presso Amnesty o in libreria
2. leggi almeno la tappa del 1989 che ricorda la data che stiamo festeggiando insieme
3. scatta una foto durante la lettura e condividila sui social network con l'hashtag #ilcamminodeidiritti

Perché?
Per festeggiare il 25° anniversario della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e l’assegnazione del premio Nobel per la pace 2014 a Malala Yousafzai, 

Quando?
Il 20 novembre, giornata mondiale dei diritti dei bambini e delle bambine, a partire dallo stesso istante, le ore 11:00, e poi per tutta la giornata. L'inizio è simbolico, sappiamo già che qualcuno leggerà anche prima delle 11.

Dove?
Presso le librerie indipendenti per ragazzi, le biblioteche, le scuole od ovunque ci siano piccoli e grandi lettori, anche in un luogo privato, tra poche persone, in famiglia.

Per chi partecipa sarà possibile scaricare il volantino qui e personalizzarlo con luogo e ora. Qui sotto il modello.


alta risoluzione qui

Buona lettura diffusa a tutti!

domenica 9 novembre 2014

SUL CAMMINO DEI DIRITTI CON ANDREA RIVOLA


Ormai lavori come illustratore da diversi anni, quale è stata la tua formazione artistica e come ti sei avvicinato al mondo dell'illustrazione per ragazzi?
Dopo il Liceo Artistico ho frequentato un corso di formazione professionale all'Albe Steiner di Ravenna in cui ho avvicinato il mondo dell'illustrazione editoriale. Gli anni successivi, passati al Dams Arte, sono stati fondamentali per conoscere le grandezze altrui e accettare dignitosamente i propri limiti!

Il tuo primo libro pubblicato?
"Shyro" di Francesca Gallo, Edicolors

Lavori anche all'estero. Ci sono differenze sostanziali tra editori stranieri e italiani nella tua esperienza? Mi riferisco alle scelte dei testi, il modo in cui si lavora, in cui un illustratore viene seguito più o meno, la quantità di libertà che si ha e il dialogo che se può avere con un editore?
Sostanzialmente non trovo grosse differenze tra editori stranieri e italiani per quello che concerne la metodologia di lavoro.
Con le case editrici estere le comunicazioni avvengono quasi sempre tramite e-mail che da un lato, raffreddano gli scambi, ma dall'altro, permettono di decifrare bene il loro pensiero e di calibrare al meglio le eventuali repliche.
Al contrario, in Italia, attraverso telefono e skype si parla di più e la divagazione è sempre dietro l'angolo (specie se si è prolissi come il sottoscritto!)... Però ammetto che da tante collaborazioni e chiacchierate nostrane sono nate belle amicizie.

Il tuo ultimo libro illustrato, a meno che sia uscito qualcosa nel frattempo, dovrebbe essere IL CAMMINO DEI DIRITTI. A lavoro fatto, ora che tutto è su carta e in distribuzione, cosa ne pensi?
Considero Il camminodei diritti un libro "generoso" perché le difficoltà per illustrarlo sono state ampiamente ripagate dal risultato finale. Come tutti gli illustratori sono molto pignolo ed esigente sulla fase finale di un libro e capita spesso che la stampa, ultimo anello della catena produttiva, venga trascurata compromettendo il lavoro fin a quel punto svolto.
In questo caso Il cammino dei diritti è davvero il risultato di un felice connubio di tante forze competenti e appassionate.

Come racconteresti, dal tuo punto di vista, la nascita e lo sviluppo di questo progetto? Mi riferisco effettivamente ai fatti, così come li hai vissuti tu, alle difficoltà e alle mete raggiunte.
È stato un percorso in salita, pieno di mete da conquistare. Illustrare venti diritti umani significa confrontarsi con altrettante realtà, caratterizzate ognuna da contesti socio/storici diversissimi tra loro. Inoltre, un libro rivolto ai bambini amplia enormemente la fascia di lettori, perciò non sono ammesse banalizzazioni, crudi realismi, metafore o simbologie troppo criptiche, specie quando ti ritrovi tra i diritti conquistati da illustrare, l’abolizione della pena di morte, della tortura, dell'apartheid. Per cercare il giusto approccio sono state fondamentali le poesie di JannaCarioli, brillanti trampolini di lancio per le mie "spedizioni creative"!

La tecnica che hai usato per questo libro rappresenta una novità giusto? Ce ne vuoi parlare?
È una novità per il mio modo di lavorare in cui la tecnica analogica ha sempre predominato su quella digitale.
Per Il cammino dei diritti ho preferito adottare una visione più grafica e meno realistica ritenendo indispensabile astrarre le forme per trascenderle da concetti che oggettivamente risultavano difficili da trattare con immagini troppo concrete. Per far ciò, le geometrie e le campiture piatte digitali sono state l'ideale.
Al fine di rafforzare il lirismo delle immagini e renderle più calde e morbide, ho applicato texture ricavate dall’impiego di matite colorate su vera carta di cellulosa.

Particolare della tavola realizzata per l'anno 1984 in cui nasce la Convenzione contro la tortura. È un esempio delle geometrie e delle campiture texturizzate di Andrea.
L'immagine è qui usata come invito al flashback in occasione della giornata dei diritti dei bambini il 20 novembre, quest'anno anche 25esimo anniversario della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia.


Il libro più complesso che hai illustrato fino a ora?
Il cammino dei diritti per i motivi sopra descritti.

Lo scoglio più grande trovato nell'illustrare IL CAMMINO DEI DIRITTI?
Direi la tavola relativa all'abolizione delle torture... quanti bozzetti prima di giungere alla soluzione che soddisfacesse tutti! Si trattava di rappresentare la tortura e la sua negazione senza ricorrere a immagini simboliche intrise di retorica trita e ritrita.

Doppia pagina tratta da IL CAMMINO DEI DIRITTI per la Convenzione contro la tortura.


La tavola che ti è riuscita più spontaneamente? Perché?
L'immagine nata con più spontaneità è quella relativa alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. approvata dal parlamento francese nel lontano 1789.
Nella poesia di Janna, Liberté, Égalité, Fraternité si parla di un Re evanescente. Ho quindi pensato di contrapporre a quest’ultimo una moltitudine variegata di persone libere e felici, che bene incarnano il motto repubblicano e il popolo, qui, letteralmente "sovrano".

La tavola realizzata per la poesia Liberté, Égalité, Fraternité è carica di citazione, per chi le saprà cogliere, osservando attentamente il popolo sovrano. 


I tuoi riferimenti artistici sono forti e ben sedimentati nel tuo lavoro. Ce n'è vuoi parlare?
Ho sempre pensato che il modo migliore per evolversi sia quello di attingere dalle fonti più elevate, quelle dei grandi maestri della pittura, del cinema, della comunicazione visiva. Lo credo ancora fermamente anche se, con il passare degli anni, sono diventato sempre più onnivoro e le mie attenzioni sconfinano anche in ambiti meno nobili, come quello dei cartoon, dei serial televisivi e dei videogiochi (rigorosamente vintage, eheh).

Se ti chiedessi a bruciapelo: forma o colore? Cosa sceglieresti senza pensarci un attimo?
Forma! Ma la riempio subito di colore!

Cosa desidereresti ardentemente che un editore ti chiedesse di illustrare?
Dopo la faticaccia del Cammino, la favola dei tre porcellini.
- Se non fosse che visti i tuoi gusti e interessi ti imbatteresti, forse, in problemi da non poco come questi (N. d. R.)...

Hai mai pensato all'autoproduzione di un tuo progetto?
Si, nel caso di App ci ho pensato, magari in futuro...

L'ultimo libro letto?

L'ultimo libro (illustrato) guardato?
Ieri sera, insieme a mia figlia, ho letto Voglio il mio cappello! di Klassen e ri-ri-ri-letto un librone pop-up sulle principesse di Tony Wolf. Per ora le principesse hanno vinto, ma confido in una futura rimonta dell'orso!


mercoledì 5 novembre 2014

SUL CAMMINO DEI DIRITTI CON JANNA CARIOLI


Eccoci a parlare della tua ultima creatura e, ancora una volta, di poesia. 
Prima di tutto, però, Janna, bisognerebbe presentarti, se non fosse che la cosa parrebbe ormai scontata e, al di là di una descrizione del tuo percorso ricco di grande lavoro e di tanti (giusti, N. d. R.) successi, per ovvi motivi io ti voglio presentare come l'autrice di un libro speciale: L'alfabeto dei sentimenti, attualmente alla sua quarta ristampa nel giro di un anno. Per il resto, il tuo sito  fa fede a tutto il tuo lavoro variegato e costante di scrittrice di libri per ragazzi, autrice televisiva e sceneggiatrice. 

Sonia Possentini e Janna Carioli 

Torniamo alla poetessa. Dunque, pensando a L'ALFABETO DEI SENTIMENTI, è stupefacente come si sia sperimentato che è possibile vendere anche la poesia! Come ti spieghi il successo di questo libro?
 Il successo in un albo illustrato va diviso equamente fra autore dei testi e illustratore (in questo caso illustratrice). Sonia Maria LucePossentini ha regalato a questo libro la potenza delle sue immagini. Fra me e lei si è verificata una bellissima alchimia. A volte ero io che seguivo con la poesia una sua immagine, altre volte era lei che “incorniciava” perfettamente un testo amalgamandosi perfettamente con il significato. 
È un libro fatto con amore, è partito correndo ed è finito volando. 



E ora, con IL CAMMINO DEI DIRITTI, ancora dei testi poetici. Come racconteresti l'esperienza fatta nel confrontarti con la stesura di argomenti così precisi, forti, complessi?
È stata una vera sfida. Mi sono chiesta: “Sarò capace di tradurre in immagini poetiche dei fatti legati a tappe così concrete, ma nello stesso tempo ideali, come sono i diritti?” Ho deciso di mettermi alla prova. 

IL CAMMINO DEI DIRITTI a Siena grazie a un progetto di CoopCulture e Amnesty International Italia






È stato forse uno degli impegni più complessi che hai affrontato nell'ambito della letteratura per ragazzi?
Sinceramente sì.

Cosa ti ha fatto accettare con entusiasmo questo progetto, nonostante tu stessi programmando un periodo di riposo dalla scrittura per l'editoria?

È stato l’obiettivo di questa avventura: arrivare al cuore dei bambini raccontando in modo semplice concetti complessi e importanti come i diritti 
fondamentali dell’uomo. 

Il concetto più complesso da interpretare in versi? E perché?
Ce n’è stato più di uno. Parlare della tortura, per esempio, trovando una metafora che potesse essere capita da un bambino, senza essere truculenta. Ma anche raccontare del matrimonio fra persone dello stesso sesso in modo comprensibile e delicato. O, ancora, trovare l’immagine giusta per parlare di olocausto... 

Testi e immagine che ricordano la Convenzione contro la tortura


La poesia che, fin da subito, hai sentito di poter scrivere senza problemi?
Quella di Rosa Parks, forse perché dentro di me ho sempre cercato il coraggio di ribellarmi all’ingiustizia. A volte l’ho trovato, altre volte no, ma è un  sentimento che ho sempre provato.

Se ti chiedessi poesia o narrazione? Quel sarebbe la prima cosa che sceglieresti?
Non è possibile fare una scelta. Quando le storie si presentano alla mente hanno già deciso con quale forma vogliono essere raccontate. A volta è il distillato di una poesia, altre volte è un racconto che non può fare a meno delle immagini e allora diventa un albo illustrato. Altre volte ancora è una storia che di parole ne richiede tante e non può essere raccontata se non attraverso un romanzo. Non è una scelta, è una necessità narrativa.

Che importanza ha il tuo passato infarcito di esperienze musicali nel tuo lavoro?
La poesia è parente stretta della canzone. Non può prescindere dal ritmo, dalla musicalità del verso. Io le poesie me le canto dentro prima di scriverle. 



Che importanza ha l'ascolto nella tua vita di scrittrice?
A me piace più ascoltare che parlare. E siccome a tanta gente piace molto  più parlare che ascoltare... mi trovo dalla parte giusta. Ascoltare per uno scrittore è essenziale. È ascoltando che si conoscono storie nuove, persone, sentimenti. Io non sento l’esigenza di fare a gara nel parlare, anche perché spesso il mio “parlare” è la scrittura e  sto bene quando mi esprimo così.

Quali sono, se ci sono, i tuoi grandi guru letterari? Perché?
Non credo di averne. Dei “vecchi” mi piace Dickens perché racconta con le immagini e con una ricchezza descrittiva incredibile. Dei contemporanei mi piace Erri De Luca perché distilla le parole e in un certo senso è l’opposto di Dickens. In bagno tengo la raccolta di poesie di  Wisława Szymborska che non mi stanco mai di leggere. Apro a caso una sua pagina e sempre mi incanta.  Semplicemente, quando “scopro” un autore che mi piace, cerco tutto quello che ha scritto e lo seguo nella sua evoluzione. Non sono una snob nelle letture. Mi piace leggere di tutto. 

La storia che avresti tanto voluto scrivere tu, ma che ahimè non è uscita dalla tua penna?
Troppe ce ne sarebbero!

C'è un libro che ti capita di regalare più spesso di altri? Perché?
Gli ultimi che ho regalato con insistenza sono stati “Il ragazzo che leggeva Verne” di Almudena Grandes  perché nel suo romanzo c’è l’evoluzione di una bella coscienza civile e “La cotogna di Istambul” di Paolo Rumiz, perché è una musicale ed emozionante dichiarazione d’amore.

Il primo libro che la bimba Janna ha letto è...
I Miserabili! Cominciai a leggerlo quando avevo sei anni. Non fu una scelta. Fu solo perché a casa di mia nonna, dove trascorrevo buona parte delle vacanze estive, c’era solo quel libro e a sei anni, per me leggere era già una necessità. Così, seguendo una illustrazione, lessi di quando Jean Valjean andò a prendere Cosetta dai Thénardier...


giovedì 30 ottobre 2014

IL CAMMINO DEI DIRITTI

È stato un lavoro intenso e di squadra. Ognuno ha donato del proprio: competenze, esperienze, voglia di partecipare e, soprattutto, moltissima passione e disponibilità a mettersi in gioco.
Alla fine tutto questo ha un titolo, IL CAMMINO DEI DIRITTI, e due facce, un albo illustrato e un cofanetto in schede della storica collana Le carte in tavola.



Enzima catalizzante di questa speciale alchimia è Amnesty International Italia e, ancora più nel dettaglio, la sua instancabile (e creativissima, si passi il superlativo inconsueto, chi fosse curioso può verificarlo qui, qui o qui ) sezione 'kids'. È da qui che arriva l'esigenza di dare corpo, sotto forma di libro, a unurgenza sempre più pressante: raccontare ai bambini la storia, sofferta e gioiosa assieme, dell'acquisizione dei diritti umani.

Già alcuni sussidi didattici erano stati elaborati da Amnestykids, ci piace ricordarne almeno uno, diretto predecessore di questo, perché ha la mano intelligente di una delle nostre illustratrici preferite, Agnese Baruzzi. Questo è stato il punto di partenza con cui Amnesty kids ha espresso un desiderio: trasformare questo cammino in un libro vero e proprio.
La risposta di Fatatrac è stata immediata: sì!

E poi è seguito il lavoro, prima la scelta, non facile, delle principali tappe del cammino, fatta con cura da Alberto Emiletti e Flavia Citton di Amnesty, che fino alla fine hanno valutato e soppesato. Quindi la stesura dei testi: data, luogo e breve descrizione del fatto storico. Non una semplice didascalia, ma una maniera misurata e scrupolosa di passare un'informazione giusta e uno strumento, di cui si suggerisce l'utilizzo nel 'bugiardino' che, come nel caso de L'alfabeto dei sentimenti, accompagna la versione delle carte in tavola.

L'immagine per la data del 1991, dedicata al diritto delle donne dell'Arabia Saudita a guidare.
È stata la volta della scelta dell'illustratore: Andrea Rivola. È stato giusto scegliere Andrea, perché ironico, leggero ma con un pensiero attento e indagatore. Gentile, garbato, ma forte nel tratto e nell'immaginario, forte come le giustapposizioni di colore quando passa da luce a ombra, attraversando spesso semitoni sgargianti, creando armonie contrastate, chiassose e vitali. 

Andrea è certamente mano e  testa che lavorano carichi di memoria; i rimandi ai vecchi cartoon o a certi maestri dell'illustrazione sono evidenti, ma assimilati sotto forma di omaggio consapevole e impastati come colori a olio sulla tavolozza di un manierista (il rimando all'antico non è casuale). Poi è disegnatore abilissimo, dal tratto sicuro, le cui matite durante le lavorazioni molto raccontano. Colore e segno si misurano perfetti e complementari nel descrivere narrando, non ritraendo, personaggi reali. In questo Andrea non è certo nuovo, lo avevamo ammirato in un bellissimo albo  di Sinnos: tra le pagine, inaspetatti, spuntavano visi di persone conosciute, reali, talora amiche. Anche per questo Andrea è parso l'artista adatto. Inoltre Andrea fa parte di quella mirabile schiera di illustratori da definire artisti e artigiani, sempre pronti a sperimentare, confrontarsi con le tecniche, mettersi 'a servizio' di un testo. Qui l'artigiano si è cimentato con una tecnica nuova per lui, il digitale puro, caricandola poi di tutta l'esperienza visionaria e stilistica dell'illustratore-artista.


Poesia e immagine per Malala, ora premio Nobel per la pace.

Una volta tanto, raccontiamolo, il percorso è stato inverso, perché lautrice è arrivata dopo, in un secondo tempo. Il rischio però è stato quello di non averla. Lapidarie le parole qualche settimana prima, quando ancora si pensava a lei, ma non si osava chiedere: Sono stanca, adesso per qualche mese niente libri, mi riposo!. Eppure Janna Carioli , progetto alla mano, dopo la primissima stesura di Amnesty, ancora abbozzata e con molte cose da rivedere, chiama e sicura: Lo faccio, è un progetto troppo bello questo!

Le servono alcune settimane di lavoro non semplice, dove tutto è valutato come sotto una lente e condiviso. Scivolare su uninterpretazione distorta è un attimo, per cui tutto viene soppesato. Janna non è solo una scrittrice abile, che maneggia la lingua poetica come fosse un gioco, di novenari, a volte, che si inseguono a perdfiato, o di rime che si baciano e a due a due sembrano chiudere le braccia per cullare, o ancora di personificazioni vitali che sanno avvilupparsi e ammantare tutto di unaura epica Janna è anche una scrittrice, generosa e pasionaria, che sa rapire e catturare perché pesca direttamente a quel patrimonio comune della ritmica popolare, vicina, che subito deve comunicare, coinvolgere e fare cantare. 

È la sua storia che lo ribadisce: anni di militanza musicale”  diventano ora quel tesoro prezioso e unico con cui tante volte ci ha stupito in poesia. Anche lei sa essere artista e artigiana: porta unessenza di anni e di passioni, ma capisce, ragiona, ascolta, dialoga, si spende, si mette in discussione.



Un libro corale, ancora una volta per tutti, si spera, e da leggere a voce alta!

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